IMG 0557 Large Cosa vuol dire essere volontario? Il racconto di Sabrina e Stefano.

Cosa vuol dire essere volontario? Il racconto di Sabrina e Stefano.

Il viaggio dei volontari della nostra Fondazione per portare cure alle popolazioni più bisognose passa questa volta dalla Granda e dalla valle del fiume Tronto per approdare in America Centrale. Sono infatti rispettivamente di Alba e di Ascoli Piceno la dottoressa Sabrina Beatrice Jalba e il dottor Stefano Consorti, i due odontoiatri che dal 14 al 28 gennaio hanno preso parte alla missione di cooperazione odontoiatrica presso l’ambulatorio di San Raimundo in Guatemala.

Due giovani colleghi soci ANDI Young che hanno scelto di mettere la propria competenza a disposizione di chi non ha accesso alle cure e fare, allo stesso tempo, un’esperienza nuova e arricchente, non solo dal punto di vista professionale.

Le due settimane trascorse in Guatemala – dice la dottoressa Jalba – sono state davvero entusiasmanti. Eravamo in tutto una ventina di medici suddivisi tra le varie specialità, un bel gruppo di persone alcune delle quali sento ancora oggi a distanza di tempo. Tra loro anche il collega di Ascoli Piceno con cui ho condiviso le giornate di lavoro in cui siamo arrivati a visitare fino a 40 pazienti. La maggior parte degli interventi effettuati riguardavano disturbi che si sarebbero potuti evitare, o attenuare, se queste persone avessero potuto adottare stili di vita diversi e una maggior cura della propria salute orale. È infatti principalmente questo che manca, una vera cultura della salute e della prevenzione.

Prosegue su questo anche il dottor Consorti che spiega: Quello di cui queste persone hanno bisogno è un approccio diverso alla cura della propria salute. Ovunque, quando si chiede qualcosa da bere, sono disponibili in abbondanza bevande zuccherate, più raramente l’acqua potabile. È inevitabile che i denti risentano di queste carenze e cattive abitudini.

Rispetto a quanto mi sarei aspettato devo dire che la struttura e la strumentazione con cui abbiamo lavorato erano di tutto rispetto, così come la collaborazione con la dottoressa Daisy, la collega guatemalteca che ogni lunedì è presente in ambulatorio per garantire la continuità delle cure.

Un’immagine che ricorderò a lungo di questa esperienza – racconta la dottoressa – è quella dei nostri pazienti in attesa di essere curati. Un’attesa ordinata, esente da lamentele, speranzosa, quasi ‘priva della nozione del tempo’.

A confermare la bella impressione sulla popolazione anche il dottor Consorti racconta: A colpirmi moltissimo è stata certamente la gente del posto, e nello specifico i bambini e l’accoglienza che ci hanno riservato al nostro arrivo. Ci sono corsi incontro festanti, riservandoci canti e abbracci che certamente non dimenticherò.

Se anche tu vuoi diventare volontario di Fondazione ANDI, clicca qui

Related Post